La mia busta di Tezenis

Ogni giorno le pubblicità ci ricordano che quello che indossiamo rappresenta la nostra personalità e soprattutto il nostro Io. Un marchio acquista un  valore  aggiunto maggiore quanto più tende a farsi interprete dello status, degli interessi  e degli ideali di chi lo indossa.

La ricerca del significato investe linee, forme e materiali.

Questo livello di filosofia del consumo coinvolge naturalmente anche il mondo dell’intimo. Una vita sessualmente attiva è sinonimo di successo sociale, il mezzo sicuro contro la sfiga e non stupisce quindi che i nostri capi più personali siano stati coinvolti in questa ricerca della divinità materiale; in fondo rappresentano il livello primo di contatto con le nostre zone erogene, sono i testimoni dei nostri momenti più privati e di tutti quei difetti che ci rendono ancora tanto umani.

La biancheria intima ha però un difetto “strutturale”:  non può essere condivisa con i nostri amici, vicini, colleghi di lavoro, almeno finchè non diventerà estremamente trendy indossare un paio di boxer sopra i jeans.

Ecco allora che lo sfoggio dell’intimo avviene in maniera indiretta, ma ugualmente pervasiva, attraverso il riutilizzo sfrenato delle sue buste, in particolare di quelle Tezenis.

Non posso dirti che intimo audace indosso, quanto sono trasgressiva o giocherellona, quante volte ho rapporti sessuali e con quante persone alla volta; ti dimostro però che compro slip e completini spesso e volentieri, così frequentemente che ho la casa piena di queste buste e solo con queste posso portarmi in giro il pranzo, un vecchio maglione, dei libri o delle medicine.

Ecco le strade che per magia si riempiono di buste marroni dal marchio rosso; la gente non usa altro.

Bambine di otto anni e signori di settanta accomunati dalla simpatica busta di carta, compagna di tante giornate, riutilizzata per gli scopi più strani.

La domanda allora sorge spontanea: siamo circondati da persone che comprano intimo in modo feroce e determinato per le orge del sabato sera, o semplicemente visto che la trasgressione costa e richiede coraggio, utilizzare una busta con scritto “mutanda” rappresenta il massimo che possiamo concederci per testimoniare la nostra adesione alla condivisione pubblica del sesso?

Scopo dunque sono, intimo dunque scopo.

*Rupert Smirnoff

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2 pensieri riguardo “La mia busta di Tezenis

  1. Interessante, essendo un poco anti\asociale non noto questa cosa. non so di che città sei ma di sicuro anche nella mia (firenze, città molto fighetta, basti pensare che anche i cosidetti “squatter” seguono la moda a modo loro) la situazione sarà la stessa.
    ogni giorno provo sempre più pena per il genere umano.

    1. Sono un cittadino acquisito della Capitale e osservo questo fenomeno già da un po’. La moda è ormai diventata talmente pervasiva che supera le dimensioni “fisiche” del prodotto e “materializza” il comportamento. Una volta i punkabbestia erano solo dei puzzoni muniti di cane. Hai ragione, oggi se uno di loro non si veste in maniera adeguata, il branco lo rifiuta..

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