Situazione politica italiana. Brevi riflessioni prima delle elezioni di febbraio 2013

tutti alle urneQuesto pezzo è stato scritto il 18 febbraio, quando tutti gli esperti davano per scontata la vittoria della coalizione del centro sinistra. Con una lettura esatta degli umori del Paese in questo articolo si possono rintracciare motivi e materiali per interpretare i risultati e lo stallo attuale. Alla fine dell’articolo ci sono collegamenti con gli aggiornamenti.

La drammaticità della situazione politica italiana, coerente ma distinta dalla situazione economica, sociale e via dicendo è evidenziata da una questione allo stesso tempo assurda e curiosa: Silvio Berlusconi, con le sue uscite spesso improbabili e grezze, ha spesso ragione. Seppur a molti tale affermazione potrà apparire bizzarra – soprattutto a coloro che si riempiono la bocca di opinioni, ma non trovano neanche il tempo di leggere un giornale qualsiasi, al massimo il sito internet de La Repubblica – ci preme sottolineare di nuovo quanto questa affermazione sia drammatica. Siamo uno Stato talmente malridotto, che per sentire un paio di affermazioni come si deve, bisogna aspettare le parole di un guitto come Berlusconi. Però c’è poco da fare, ha ragione lui. Ha ragione quando afferma che le “mazzette” della Finmeccanica sono l’usuale prassi per competere a livello internazionale e nessun altro Stato pensa di boicottarsi da solo; ha ragione quando spara a zero sulla magistratura, sulla giustizia a orologeria, che non riguarda solo i suoi casi, ma anche avversari come per quanto riguarda il Monte dei Paschi per esempio. Ha ragione perché evidentemente in Italia la magistratura è divisa in gruppi, basta farsi un giro sui siti internet delle correnti e studiarsi (si, studiarsi, miei cari lettori del sito di Repubblica) i contributi presenti, per capire come sia avanzato il dibattito su come intendere la giustizia e su come agire nella società tramite la propria azione.

La vera crisi, ed è un discorso che ci porterebbe troppo lontano, proviene innanzitutto dal sistema costituzionalista: la divisione dei poteri serve a limitare (allo stesso scopo serve la Costituzione, a limitare la sovranità del popolo, leggetevi un po’ meglio quell’articolo 1 della Carta) il potere di uno Stato, le scelte, le strategie. Dall’altro lato a sfidare la possibilità di elaborare strategie di lungo periodo c’è una costruzione europea che è tutto meno che unità politica. Certo questo non può essere una scusa: evidentemente in Italia troviamo delle specificità che creano più contraddizioni e limiti che altrove; chi potrebbe mai immaginarsi il sistema costituzionalista inglese che ai primi del novecento mette sotto inchiesta il proprio sistema colonialista esteso su mezzo mondo? Fantapolitica, che invece diventa realtà in Italia producendo situazioni paradossali che a pagare è lo Stato e i suoi sovrani: i cittadini.

Nel nostro Paese (e qui di nuovo ha agio – ahinoi – Berlusconi ogni tanto a ricordarcelo), scontiamo ancora la specificità derivata dal fascismo e dal suo peggior prodotto, l’antifascismo (Amedeo Bordiga docet): una vera e propria guerra civile che dopo la totale sparizione del fascismo è continuata, utilizzata per fini politici da chi proprio su un fantasioso antifascismo senza fascismo ha fondato la propria legittimità (con tanti saluti per temi e politiche concrete). Ma la guerra civile è ben presto evoluta a causa della guerra fredda, con la parte comunista a giocare un doppio ruolo: da una parte continuare imperterrita la battaglia antifascista (ripetiamo, per motivi di testimonianza, oggi diremmo di propaganda) e dall’altra ad essere vittima del nuovo antifascismo, l’anticomunismo. C’è infatti voluto davvero poco per spostare lo scontro della guerra civile silenziosa e strisciante in Italia, da fascimo/antifascismo in comunismo/anticomunismo. Questo oltre ad avere importanza da un punto di vista ideologico, per il fatto che in realtà dietro l’antifascismo si nasconde il rifiuto di ogni sistema diverso da quello liberale e democratico (non a caso oggi fascisti sono considerati anche: Stalin, Assad, Amhadinejad, Chavez, Putin… e vi prego di trattenere le risate), ha importanza anche perché ci dimostra la caratteristica del nostro scontro politico, sempre alla ricerca di una scelta esclusiva in cui uno dei fattori è considerato inaccettabile. Se questo sia colpa dell’esperienza fascista o dell’antifascismo in questo frangente ha la stessa importanza del fatto se sia nato prima l’uovo o la gallina.

Per ritornare a Berlusconi, è evidente come la contrapposizione così naturale nella politica italiana sia tornata e con il biscione abbia forse toccato il livello più alto: considerato lui stesso inaccettabile e fatto oggetto di ostracismo continuo e a tratti esagerato (di nuovo, con tanti saluti per i contenuti politici), ha risposto con la stessa tecnica attaccandosi ad un ridicolo anticomunismo. E di nuovo la storia si ripete in farsa, dove potevano esserci  ideali a contrapporsi su un piano politico (il fascismo contro il comunismo per esempio, o il liberismo contro uno di questi e via dicendo), ci siamo trovati di fronte a due anti ideali, l’antifascismo contro l’anticomunismo: lasciamo a ognuno il giudizio su tale sterile degenerazione. E qualcuno chiede pure il motivo del calo della partecipazione.

Berlusconi comunque non nasce dal nulla, ma è a sua volta figlio di un periodo della storia italiana ancora macchiato da una sorta di guerra civile, o meglio da una strategia internazionale, presentata alla società civile come ennesimo scontro interno: mani pulite (erede di un altro periodo di raccordo, gli anni di piombo, “strategia della tensione” utilizzata dalle stesse istituzioni per incanalare questa caratteristica tutta italiana a proprio vantaggio). Nel periodo di passaggio dal mondo bipolare a quello monopolare (durato pochissimo per l’emergere di nuove potenze), il potere giudiziario è stato utilizzato come un manganello politico per epurare una classe dirigente e farne avanzare un’altra; quindi attraverso la degenerazione del costituzionalismo si è riprodotto quel carattere da guerra civile che ci portiamo come un fardello anche oggi.

(Di seguito la riflessione su chi bisognerebbe votare. Oggi che sappiamo come sono andate le elezioni, tutto il pezzo e questa parte finale in particolare, ci parlano più di tutti i sondaggi del nostro Paese)

Per concludere queste brevi riflessioni ne aggiungiamo un’altra, diventata dubbio amletico man mano che ci si avvicina alle imminenti elezioni del 23-24 febbraio: da astensionisti impenitenti forse in questo caso è possibile esprimere un voto utile dando la propria preferenza al Movimento cinque stelle espressione di Beppe Grillo. Questa potrebbe essere una scelta accettabile almeno per due serie di motivi: la prima dipende dal carattere di militanti e candidati (a meno di riciclati che presto scopriremo) e cioè dal fatto che effettivamente chi anima il movimento grillino è fuori dalla logica di guerra civile fascismo-antifascismo, comunismo-anticomunismo, antifascismo-anticomunismo vigente da quasi cento anni nel nostro Paese. Da lì derivano le mancate risposte di Grillo quando viene posto davanti ai militanti di Casapound o quando gli viene chiesto dell’antifascismo, semplicemente dice “non mi compete” e non perché sia un fascista, ma perché non gli interessa l’argomento, finalmente superato. A questa buona notizia si aggiunge l’ingresso in Parlamento di numerosi deputati non legati ai partiti classici vera malattia di questo Stato e di ogni democrazia liberale (nota: https://britneynationalparty.wordpress.com/2013/01/10/la-colpa-e-solo-e-tutta-dei-militanti/), e non legati a lobby (almeno per il momento).

D’altra parte il programma e la capacità del Movimento a cinque stelle non ci convincono nemmeno un pochino, quindi rimane comprensibile chi non se la sente di votarlo.

Ci avviciniamo ad una tornata elettorale molto interessante, vero epitaffio di un sistema che continua ad arrancare, ma è destinato a morire. Di nuovo con l’amarezza nel cuore quando pensiamo che le cose più sensate riesce a dirle un Berlusconi, ma rinfrancati dalle parole degli esperti di finanza, riportati da un articolo del Corriere della Sera:

“Riferisce l’economista Daniel Gros, direttore del Ceps (Centre for european policy studies) di Bruxelles: «In queste settimane ho parlato della situazione italiana con diversi gestori di hedge fund (fondi di investimento su scala mondiale ndr). L’idea dominante è che Mario Monti sia il risultato di una bolla mediatica e che alla fine prenderà al massimo il 15% dei voti, diventando uno dei tanti politici italiani. E se gli elettori dovessero richiamare Berlusconi, poco male. Tanto sul piano del consolidamento fiscale qualsiasi governo italiano non avrà altra scelta se non seguire la linea imposta dall’Europa».”

Grazie a Dio il Parlamento è ormai impotente. E non per colpa nostra.

Matteo Guinness

Anche su: Cori in Tempesta

 

AGGIORNAMENTI:

Situazione politica italiana dopo le elezioni

Situazione politica italiana dopo la formazione del governo

 

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