Il matrimonio omosessuale non rispetta le quote di genere

uomo differenziato luxuriaCi siamo sempre schierati senza timore alcuno per ogni ideale “moderno” o addirittura post-moderno con la certezza che in questi sarebbe prima o poi scoccata la scintilla della ri-voluzione. Di quel movimento a revolvere, capace in un attimo di annientare la società attuale una volta per tutte.

Quello che possiamo segnalare oggi è un primo passo in questa direzione. Abbiamo ascoltato con attenzione ed interesse i temi relativi all’inutilità della famiglia: costruzione ideologica e culturale troppo antica dicono alcuni, oggi è tempo di altre aggregazioni umane, meglio se nucleari. Da seguaci di Platone si sfondava una porta aperta: la famiglia troppo borghese e liberal per i nostri gusti, lo Stato ideale forma e schiera compatti i propri figli in proprio, senza mediazioni. E quindi ben vengano le leggi che allargano fino a far scomparire il concetto di famiglia, gli ideali che sovrappongono maschi e femmine, uomini e donne. Fin qui tutto bene.

Però, c’è un però. A forza di riflettere su matrimoni omosessuali e diritti di genere (ossia la parità fra genere femminile e genere maschile) abbiamo raggiunto una conclusione: il matrimonio omosessuale non rispetta la parità di genere. Il matrimonio davvero paritario è quello eterosessuale, perché garantisce rappresentanza ad entrambi i sessi, mentre il matrimonio omosessuale è quanto di meno paritario possa esistere. Questo è un problema perché se di idee post moderne dobbiamo morire, che queste vengano applicate in maniera adeguata.

Quindi si alla parità di genere, no al matrimonio omosessuale.

Ma non finisce qui. In molti non sanno che il concetto di sesso e concetto di genere sono molto diversi. Il genere sessuale è stato pensato per relativizzare quello di sesso che invece è per definizione immutabile. “Il sesso (sex) riguarda le differenze biologiche ed anatomiche tra maschio e femmina, il corredo cromosomico, la forma dell’apparato sessuale. Il genere (gender) è il processo di costruzione sociale e culturale ed indica la rappresentazione, la definizione e l’incentivazione di quei comportamenti che danno vita allo status di uomo/donna. Il genere dunque è appreso e non innato.”

Ma ecco un altro problema: le tematiche femministe e simili, hanno senso solo se il sesso è fisso e immutabile. Come è possibile preoccuparsi e definire l’aspetto femminile se questo è relativo e può cambiare? L’autore di questo articolo, che all’inizio del pezzo era di genere maschile, potrebbe concluderlo avendo deciso di diventare di genere femminile. E quindi? Come tutelarlo? Come pensare e applicare diritti relativi che si basano su un concetto legato a comportamenti che possono diventare estemporanei? E ancora: come tutelare le quote di genere in politica o negli uffici, se chi ricopre quegli spazi può cambiare origine sessuale a piacimento?

Tutto questo entra a far parte della riflessione britneyana che fedele all’accoglimento delle nuove idee apprezza il tema di genere e quindi rifugge da ogni forma di femminismo o di matrimonio omosessuale. Siamo comunque disponibili a riflettere su tali temi e umilmente a cambiare opinione a piacimento.

Guinness – Britney National Party

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